Visitiamo Taranto
Iniziamo la visita a Taranto avviandoci dalla stazione ferroviaria (che si trova nella parte detta il Borgo), per il diritto Viale Duca d'Aosta. In fondo al viale è il Ponte di Porta Napoli, che varca con tre arcate il canale naturale fra i due mari saldandosi, dalla parte opposta, alla punta settentrionale dell'isola.
Siamo in vista, difatti, dei famosi due mari che ebbero ed hanno tuttora tanta importanza nella vita della città.
Ecco, ad Oriente, il Mare Piccolo coi suoi due rotondi specchi d'acqua, suddivisi dalla penisola di Punta Penna. Vinotiamo,sulle sponde meridionali, alcune navi della Marina da Guerra ancorate presso i grandi bacini su cui si allineano le vaste officine dell'Arsenale Militare.
Sulla sponda opposta, irti di gru, si estendono, invece, i Cantieri Navali che costruiscono piroscafi, motonavi, sottomarini...
Si vedono qui i filari di pali (infìssi nel fondo marino e collegati da corde) che sostengono i « grappoli » dei frutti di mare (i mitili) che vi vengono allevati.
Ad Occidente del ponte si estende il Porto Mercantile, con le sue navi protette da lunghi moli al di là dei quali il Mare Grande spazia fino alle Isole Cbéradi (S. Pietro e S. Paolo).
Subito dopo il ponte, la Città Vecchia accoglie il visitatore con la Piazza Fontana, che da una parte si apre sul porto e dall'altra sull'imbocco di alcune vie che attraversano l'isola in tutta la sua lunghezza, fiancheggiate da un dèdalo di tortuosi vicoli e di strette scalinate.
Passeggiando in questo labirinto di viuzze fino al vivace quartiere dei pescatori, che si allinea sul Mare Piccolo, si possono ammirare le caratteristiche prospettive architettoniche con cui i Tarantini hanno risolto, nei secoli passati, le loro difficoltà edilizie, e cioè il problema di vivere in molti in poco spazio. E tutto un susseguirsi di scenari pittoreschi formati da archi e da portici, da scalette e da angusti passaggi, da cortili, da androni, da vòlte...
Delle vie lunghe che percorrono l'isola da un capo all'altro, la principale è la Via del Duomo, all'inizio della quale si trova, alla sommità di un'alta gradinata barocca, la Chiesa di San Domenico Maggiore, che sorge sopra una costruzione primitiva del 1302, con una facciata romanica adorna di un grande portale gotico e di una bella rosa.
Poco più avanti sorge il Duomo, costruito nel secolo XI sui resti di un'antichissima chiesa ed in seguito alterato in varie parti.
La sua facciata è barocca, ma l'interno, a tre navate, conserva 16 mirabili colonne marmoree con capitelli romani e bizantini e tracce dell'antico mosaico che decorava il pavimento. A destra dell'abside, troneggia la sfarzosa cappella barocca dedicata a San Cataldo (patrono della città), rivestita di preziosi marmi policromi, animata da statue di santi e con la cupola affrescata dal pittore settecentesco Paolo De Matteis (1713).
Sotto il Duomo si estende la suggestiva cripta, con tozze colonne e resti di affreschi bizantini che ricordano la primitiva costruzione del tempio. Superata la laterale Via Paisiello, dove si trova la casa natale del sommo musicista tarantino Giovanni Paisiello, si giunge, alla fine di Via del Duomo, all'Oratorio della Santissima Trinità, nel cui cortiletto s'innalza una superba colonna dorica con capitello. Questa colonna è l'unico avanzo del grandioso tempio che i Tarantini eressero in onore del dio Nettuno 2500 anni or sono, quando la città era al culmine del suo splendore. Si è, ormai, all'altra estremità dell'isola, che si apre, con la Piazza del Municipio, alla vista del Mare Grande e, con la vicina Piazza Castello, alla vista del Canale Navigabile sormontato dal famoso Ponte Girevole che porta sulla sponda della Città Nuova.
È, questo, uno dei punti più caratteristici di Taranto.
Il Canale Navigabile fu scavato, nel 1481, per impedire ai Turchi di assalire la Città Vecchia. In quell'epoca venne anche costruito il ponte, rifatto nel 1866 e, recentemente, nel 1958. Il ponte si chiama « girevole » perché, azionato da motori elettrici, si apre al centro così da permettere il passaggio delle navi dal Mare Grande al Mare Piccolo e viceversa.
Se si vuole vederlo «girare» e, intanto, assistere al passaggio delle navi, non c'è che da leggere il cartello con gli orari: dell'apertura, che si trova, all'inizio del ponte, presso un'aiuola ove sorge il monumento a Giovanni Paisiello.
All'inizio del Canale Navigabile, verso il Mare Grande, sorge il grandioso castello che rispecchia nel canale stesso i suoi torrioni cilindrici. Questo poderoso edificio, fatto costruire verso la fine del secolo XV da Ferdinando d'Aragona, è oggi la sede del Comando della Marina. Alla fine del ponte comincia la Città Nuova, che da questa parte si affaccia sul Canale Navigabile con il Corso Due Mari. Sulla vicina piazza-giardino di Villa Garibaldi, prospetta, oltre all'imponente Palazzo degli Uffici, il palazzo del Museo Nazionale, uno dei più importanti musei archeologici d'Italia e d'Europa.
Il museo, che ebbe origine all'inizio di questo secolo, andò via via arricchendosi, col passare degli anni, dell'abbondante materiale archeologico scoperto mediante scavi non solo a Taranto ma in molte altre località della regione. E siccome il numero degli oggetti provenienti dal sottosuolo continuava a crescere e continua tuttora), degli oggetti provenienti dal sottosuolo continuava a crescere (e continua tuttora), l'edificio, ultimamente, è stato riordinato e ampliato.
Oggi, il museo si presenta in una veste nuova e attraente che, dando un mirabile risalto alle stupende collezioni, può offrire al visitatore un quadro suggestivo e completo dell'arte, della civiltà e della vita dell'antica Taranto e di tutta l'Apulia .
Il primo piano permette di ammirare: raccolte di sculture greche fra cui la bellissima Testa di Afrodite, capolavoro del museo; sculture e pitture provenienti dalla necròpoli tarantina, in particolare sarcofaghi decorati e vivacemente dipinti, rilievi marmorei, Vittorie alate e gruppi statuari; collezioni di vasi corinzi destinati a contenere profumi ed unguenti. Vero gioiello, fra queste ceramiche, è il «vasetto ornato sull'imboccatura da tre testine femminili e con figure di giovani a cavallo intenti alla caccia»;
anfore, coppe e tazze acquistate dai Tarantini a Sparta (la loro madre-patria), tutte con smaglianti motivi decorativi e con scene di animali, di guerrieri, di danzatrici, di sirene, di cavalieri, ecc.; un magnifico campionario di ceramiche àttiche, decorate con figure nere dal disegno finissimo, rappresentanti divinità ed episodi mitologici (coppe delle fatiche di Èrcole); ceramiche àpule con dipinti di ispirazione greca fra cui alcuni magnifici «crateri» e numerosi vasi bianchi lumeggiati in bianco e in rosso provenienti da Egnàzia; preziosissime raccolte di oreficeria: diademi, collane, bracciali, monili, anelli, orecchini, fìbule, portagioie, ecc.,
squisitamente intarsiati, sbalzati e cesellati con ornamenti di ogni genere. Davvero splendida, fra tali raccolte, è il «corredo funebre della tomba degli ori» proveniente da Canosa; ed, infine, le terrecotte figurate e policrome (statuette sacre e votive, tavolette a rilievo dette « pinakes », divinità, maschere, ecc.) la cài collezione è una delle maggiori del mondo.
II secondo piano presenta, in un salone, importanti raccolte preistoriche di oggetti provenienti da Canosa, da Bisceglie, dalla Grotta Romanelli, dal Gargano e da altre località fra cui il cosiddetto « Scoglio del Tonno », presso la Stazione Ferroviaria di Taranto, che era una zona già abitata duemila anni prima di Cristo.
Si tratta di oggetti dell'Età della pietra, del ferro e del bronzo: asce, pugnali, coltelli, aghi, anelli, ossa lavorate e, soprattutto, ceramiche che rivelano come già in quei tempi esistessero rapporti commerciali fra la gente apula e i paesi dell'Egeo.
Al pianterreno si può visitare il Chiostro del Museo e, attorno ad esso, alcune sale della Sezione Topografica che espongono materiale degli antichi territori dell'Apulia: la Messàpia, coi tipici vasi detti «trozzelle» (carrucole) perché sulle alte anse a nastro sono ornati di rotelle che sembrano carrucole; la Peucezia con meravigliosi «crateri» sferici dalla larga bocca decorati con leggende greche; la Daunia con i vasi dal lungo collo e con tazze che recano sul fondo figure stilizzate di animali.
Si può concludere la visita a Taranto moderna con due belle passeggiate: una per i viali del delizioso giardino pubblico di Villa Peripato che, con palme e pini, si apre ad una splendida vista sul Mare Picco-Io; e l'altra sul meraviglioso Lungomare Vittorio Emanuele, che costeggia il Mare Grande con maestosi edifici moderni e con filari di pini, di palme e di oleandri. Davanti al Palazzo della Prefettura, il lungomare si allarga nella terrazza belvedere della Rotonda e, poco oltre, in una piazzuola che mostra, fra le aiuole, antichi frammenti architettonici.
Seguono la Piazza Ebalia, con la Fontana della Rosa dei Venti, e l'alto palazzo chiamato il «Grattacielo», sotto il quale si trovano alcuni resti di terme romane tagliate in parte nella roccia. Al piede del terrapieno che sostiene il lungomare, si susseguono vari stabilimenti balneari, frequentati nella stagione estiva da folle di bagnanti.
Ma le spiagge a disposizione dei Tarantini non sono certo tutte qui. Essi, infatti, hanno la fortuna di trovarne molte e incantevoli a solo pochi chilometri di distanza dalla città. Ricordiamo ad ovest di Taranto: il Pino Solitario, il Lido Venere, il Lido Azzurro, Bagni Chiatona, Marina di Castellaneta, Riva dei Tèssali, Marina di Ginosa; ad est di Taranto: Praia a Mare, Lido Bruno, Lido Gàndoii, Lido Silvana, ed altri.
Siamo in vista, difatti, dei famosi due mari che ebbero ed hanno tuttora tanta importanza nella vita della città.
Ecco, ad Oriente, il Mare Piccolo coi suoi due rotondi specchi d'acqua, suddivisi dalla penisola di Punta Penna. Vinotiamo,sulle sponde meridionali, alcune navi della Marina da Guerra ancorate presso i grandi bacini su cui si allineano le vaste officine dell'Arsenale Militare.
Sulla sponda opposta, irti di gru, si estendono, invece, i Cantieri Navali che costruiscono piroscafi, motonavi, sottomarini...
Si vedono qui i filari di pali (infìssi nel fondo marino e collegati da corde) che sostengono i « grappoli » dei frutti di mare (i mitili) che vi vengono allevati.
Ad Occidente del ponte si estende il Porto Mercantile, con le sue navi protette da lunghi moli al di là dei quali il Mare Grande spazia fino alle Isole Cbéradi (S. Pietro e S. Paolo).
Subito dopo il ponte, la Città Vecchia accoglie il visitatore con la Piazza Fontana, che da una parte si apre sul porto e dall'altra sull'imbocco di alcune vie che attraversano l'isola in tutta la sua lunghezza, fiancheggiate da un dèdalo di tortuosi vicoli e di strette scalinate.
Passeggiando in questo labirinto di viuzze fino al vivace quartiere dei pescatori, che si allinea sul Mare Piccolo, si possono ammirare le caratteristiche prospettive architettoniche con cui i Tarantini hanno risolto, nei secoli passati, le loro difficoltà edilizie, e cioè il problema di vivere in molti in poco spazio. E tutto un susseguirsi di scenari pittoreschi formati da archi e da portici, da scalette e da angusti passaggi, da cortili, da androni, da vòlte...
Delle vie lunghe che percorrono l'isola da un capo all'altro, la principale è la Via del Duomo, all'inizio della quale si trova, alla sommità di un'alta gradinata barocca, la Chiesa di San Domenico Maggiore, che sorge sopra una costruzione primitiva del 1302, con una facciata romanica adorna di un grande portale gotico e di una bella rosa.
Poco più avanti sorge il Duomo, costruito nel secolo XI sui resti di un'antichissima chiesa ed in seguito alterato in varie parti.
La sua facciata è barocca, ma l'interno, a tre navate, conserva 16 mirabili colonne marmoree con capitelli romani e bizantini e tracce dell'antico mosaico che decorava il pavimento. A destra dell'abside, troneggia la sfarzosa cappella barocca dedicata a San Cataldo (patrono della città), rivestita di preziosi marmi policromi, animata da statue di santi e con la cupola affrescata dal pittore settecentesco Paolo De Matteis (1713).
Sotto il Duomo si estende la suggestiva cripta, con tozze colonne e resti di affreschi bizantini che ricordano la primitiva costruzione del tempio. Superata la laterale Via Paisiello, dove si trova la casa natale del sommo musicista tarantino Giovanni Paisiello, si giunge, alla fine di Via del Duomo, all'Oratorio della Santissima Trinità, nel cui cortiletto s'innalza una superba colonna dorica con capitello. Questa colonna è l'unico avanzo del grandioso tempio che i Tarantini eressero in onore del dio Nettuno 2500 anni or sono, quando la città era al culmine del suo splendore. Si è, ormai, all'altra estremità dell'isola, che si apre, con la Piazza del Municipio, alla vista del Mare Grande e, con la vicina Piazza Castello, alla vista del Canale Navigabile sormontato dal famoso Ponte Girevole che porta sulla sponda della Città Nuova.
È, questo, uno dei punti più caratteristici di Taranto.
Il Canale Navigabile fu scavato, nel 1481, per impedire ai Turchi di assalire la Città Vecchia. In quell'epoca venne anche costruito il ponte, rifatto nel 1866 e, recentemente, nel 1958. Il ponte si chiama « girevole » perché, azionato da motori elettrici, si apre al centro così da permettere il passaggio delle navi dal Mare Grande al Mare Piccolo e viceversa.
Se si vuole vederlo «girare» e, intanto, assistere al passaggio delle navi, non c'è che da leggere il cartello con gli orari: dell'apertura, che si trova, all'inizio del ponte, presso un'aiuola ove sorge il monumento a Giovanni Paisiello.
All'inizio del Canale Navigabile, verso il Mare Grande, sorge il grandioso castello che rispecchia nel canale stesso i suoi torrioni cilindrici. Questo poderoso edificio, fatto costruire verso la fine del secolo XV da Ferdinando d'Aragona, è oggi la sede del Comando della Marina. Alla fine del ponte comincia la Città Nuova, che da questa parte si affaccia sul Canale Navigabile con il Corso Due Mari. Sulla vicina piazza-giardino di Villa Garibaldi, prospetta, oltre all'imponente Palazzo degli Uffici, il palazzo del Museo Nazionale, uno dei più importanti musei archeologici d'Italia e d'Europa.
Il museo, che ebbe origine all'inizio di questo secolo, andò via via arricchendosi, col passare degli anni, dell'abbondante materiale archeologico scoperto mediante scavi non solo a Taranto ma in molte altre località della regione. E siccome il numero degli oggetti provenienti dal sottosuolo continuava a crescere e continua tuttora), degli oggetti provenienti dal sottosuolo continuava a crescere (e continua tuttora), l'edificio, ultimamente, è stato riordinato e ampliato.
Oggi, il museo si presenta in una veste nuova e attraente che, dando un mirabile risalto alle stupende collezioni, può offrire al visitatore un quadro suggestivo e completo dell'arte, della civiltà e della vita dell'antica Taranto e di tutta l'Apulia .
Il primo piano permette di ammirare: raccolte di sculture greche fra cui la bellissima Testa di Afrodite, capolavoro del museo; sculture e pitture provenienti dalla necròpoli tarantina, in particolare sarcofaghi decorati e vivacemente dipinti, rilievi marmorei, Vittorie alate e gruppi statuari; collezioni di vasi corinzi destinati a contenere profumi ed unguenti. Vero gioiello, fra queste ceramiche, è il «vasetto ornato sull'imboccatura da tre testine femminili e con figure di giovani a cavallo intenti alla caccia»;
anfore, coppe e tazze acquistate dai Tarantini a Sparta (la loro madre-patria), tutte con smaglianti motivi decorativi e con scene di animali, di guerrieri, di danzatrici, di sirene, di cavalieri, ecc.; un magnifico campionario di ceramiche àttiche, decorate con figure nere dal disegno finissimo, rappresentanti divinità ed episodi mitologici (coppe delle fatiche di Èrcole); ceramiche àpule con dipinti di ispirazione greca fra cui alcuni magnifici «crateri» e numerosi vasi bianchi lumeggiati in bianco e in rosso provenienti da Egnàzia; preziosissime raccolte di oreficeria: diademi, collane, bracciali, monili, anelli, orecchini, fìbule, portagioie, ecc.,
squisitamente intarsiati, sbalzati e cesellati con ornamenti di ogni genere. Davvero splendida, fra tali raccolte, è il «corredo funebre della tomba degli ori» proveniente da Canosa; ed, infine, le terrecotte figurate e policrome (statuette sacre e votive, tavolette a rilievo dette « pinakes », divinità, maschere, ecc.) la cài collezione è una delle maggiori del mondo.
II secondo piano presenta, in un salone, importanti raccolte preistoriche di oggetti provenienti da Canosa, da Bisceglie, dalla Grotta Romanelli, dal Gargano e da altre località fra cui il cosiddetto « Scoglio del Tonno », presso la Stazione Ferroviaria di Taranto, che era una zona già abitata duemila anni prima di Cristo.
Si tratta di oggetti dell'Età della pietra, del ferro e del bronzo: asce, pugnali, coltelli, aghi, anelli, ossa lavorate e, soprattutto, ceramiche che rivelano come già in quei tempi esistessero rapporti commerciali fra la gente apula e i paesi dell'Egeo.
Al pianterreno si può visitare il Chiostro del Museo e, attorno ad esso, alcune sale della Sezione Topografica che espongono materiale degli antichi territori dell'Apulia: la Messàpia, coi tipici vasi detti «trozzelle» (carrucole) perché sulle alte anse a nastro sono ornati di rotelle che sembrano carrucole; la Peucezia con meravigliosi «crateri» sferici dalla larga bocca decorati con leggende greche; la Daunia con i vasi dal lungo collo e con tazze che recano sul fondo figure stilizzate di animali.
Si può concludere la visita a Taranto moderna con due belle passeggiate: una per i viali del delizioso giardino pubblico di Villa Peripato che, con palme e pini, si apre ad una splendida vista sul Mare Picco-Io; e l'altra sul meraviglioso Lungomare Vittorio Emanuele, che costeggia il Mare Grande con maestosi edifici moderni e con filari di pini, di palme e di oleandri. Davanti al Palazzo della Prefettura, il lungomare si allarga nella terrazza belvedere della Rotonda e, poco oltre, in una piazzuola che mostra, fra le aiuole, antichi frammenti architettonici.
Seguono la Piazza Ebalia, con la Fontana della Rosa dei Venti, e l'alto palazzo chiamato il «Grattacielo», sotto il quale si trovano alcuni resti di terme romane tagliate in parte nella roccia. Al piede del terrapieno che sostiene il lungomare, si susseguono vari stabilimenti balneari, frequentati nella stagione estiva da folle di bagnanti.
Ma le spiagge a disposizione dei Tarantini non sono certo tutte qui. Essi, infatti, hanno la fortuna di trovarne molte e incantevoli a solo pochi chilometri di distanza dalla città. Ricordiamo ad ovest di Taranto: il Pino Solitario, il Lido Venere, il Lido Azzurro, Bagni Chiatona, Marina di Castellaneta, Riva dei Tèssali, Marina di Ginosa; ad est di Taranto: Praia a Mare, Lido Bruno, Lido Gàndoii, Lido Silvana, ed altri.
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