Un giro in Provincia di Taranto

La provincia di Taranto, la sua costa, il suo territorio

AD OCCIDENTE DI TARANTO
Sulla strada per Bari, attraverso fiorenti campagne ricche di olivi, di mandarini e di vigneti, il primo incontro è con MASSAFRA, singolare cittadina che biancheggia pittoresca sui due cigli della profonda Gravina di San Marco, valicata da due alti viadotti. Massafra, che gode della vista della pianura fino al mare di Taranto, ha un imponente castello cinquecentesco, con tre torri cilindriche ed una ottagonale, e un maestoso Duomo a cupola. Ma c'è qualcosa di ben più straordinario che richiama qui i turisti. Si tratta della spettacolosa gravina, ammantata di fichidindia e traforata da numerose grotte, ciascuna delle quali corrisponde a una chiesetta. Ci troviamo, infatti, davanti al più grandioso complesso di «laure» basiliane delia regione. Come si è già detto, i Basiliani erano monaci dell'Oriente, che vivevano da eremiti nelle spelonche delle montagne. Venuti nella Calabria, nella Basilicata e nella Puglia più di un millennio fa, essi popolarono le grotte, trasformandole in chiese-cripte che presero il nome di «laure».

Visitiamo, scendendo con scalette nel burrone, le più importanti di queste grotte. Esse sono: la Chiesa-cripta di San Marco, a tre navate divise da pilastri e con due absidi. È la meglio conservata; la Cripta della Candelora; la Cripta di San Leonardo, entrambe con pareti rivestite di affreschi; e, ad un chilometro dall'abitato, in fondo all'omonima gravina, la cripta, a forma di basilica, che si estende sotto il Santuario detta Madonna della Scala, e presso la quale, sul fondo del burrone, si trovano le misteriose caverne della cosiddetta «Farmacia del Mago Greguro», formata da una serie di caverne intercomunicanti, ed il cui nome deriva dai numerosi incavi nei quali i monaci depositavano le erbe medicinali, e della «Grotta del Ciclope», grande spelonca semicircolare. Altre grotte e altre cripte si trovano, proseguendo sulla strada, nella selvaggia Gravina di Petrùscio e nei dintorni di Móttola, cittadina in magnifica posizione sopra un'altura sul fianco ionico delle Murge, con una bella Cattedrale fondata nel Duecento, ma ampliata e rimaneggiata più volte. Da quell'aerea posizione, lo sguardo spazia su uno splendido panorama che va dai monti della Basilicata allo Ionio. Altre grotte, seminascoste dalla vegetazione, hanno rivelato, con la scoperta di vari oggetti, di essere state abitate in remotissimi periodi della preistoria. Il merito principale di molte, preziose scoperte archeologiche nel territorio di Palagianello, è dovuto ad un pastore del luogo, un certo Girolamo Mannisi. Egli, dopo anni di pazienti ricerche, rivelò agli archeologi di Taranto la presenza di oggetti preistorici nelle grotte stesse. Le grandi erosioni di questa zona delle Murge Ioniche non sono finite. Eccoci, anzi, davanti ad una delle pili gigantesche: è la gravina da cui si affaccia, in posizione straordinaria, la cittadina di Castellaneta, circondata per due terzi dalla gravina stessa. Sul ciglio del profondo baratro, alto quasi 150 metri, si ammucchiano le case dei quartieri vecchi dell'abitato, dominate dalla mole della Cattedrale, fondata nel secolo XIII, ma poi del tutto ricostruita nel Settecento, che racchiude un prezioso soffitto in legno decorato e dipinto. Ancora un'altra gravina la troviamo più avanti sulla Via Appia, sforacchiata da grotte, coronata dal popoloso borgo agricolo di Laterza, che si allinea a perpendicolo sul burrone con un intrico di viuzze sulle quali domina la Parrocchiale di San Lorenzo che conserva la facciata del Quattrocento, con una ricca rosa. Questo spettacolo, pochi chilometri più a sud, si ripete in una gravina che regge sull'orlo il castello e le case di Ginosa, l'antica Genusia che ha fornito di vario materiale greco il Museo Nazionale di Taranto. A pochi chilometri, sul mare, sorge Marina di Ginosa, amena località balneare, sede di campeggi internazionali.

A NORD DI TARANTO

Dopo gli scenaci grandiosi, ma un po' selvaggi, della parte occidentale della provincia, ci aspettano adesso i paesaggi ben più sereni della parte centrale. Ci avviamo verso questa, da Taranto, seguendo una strada il cui nome è già un annuncio di visioni luminose e ridenti. Strada dei Trulli. E ciò significa che diretta verso la Terra di Bari, essa offre la visione delle leggiadre costruzioni di cui vanno famose le località di Alberobello e di Locorotondo (in Provincia di Bari) e di Selva di Fasano (in Provincia di Brindisi). Il primo tratto della «Strada dei Trulli» sale verso il margine meridionale delle Murge, solcato qua e là da gravine. Superato l'orlo delle Murge, il paesaggio d'improvviso cambia.

AD ORIENTE DI TARANTO
Scesi dal ciglio delle Murge, ripercorrendo la strada in direzione di Taranto, dopo circa 16 chilometri, una deviazione, a sinistra, conduce a GROTTAGLIE, cui si arriva passando per Montemésola, dove è notevole il Palazzo dei marchesi Saraceno.
Grottaglie, come si è già accennato, è la capitale delle ceramiche nel Tarantino, oltre che industrioso centro di produzione vinicola. Il curioso nome della cittadina è dovuto al fatto che essa venne fondata, nel Medioevo, da gente che abitava nelle grotte delle gravine dei dintorni. L'industria artigianale della ceramica, alimentata dalle argille locali, ha una tradizione di secoli e, ancor oggi, si può dire che gran parte della popolazione viva di questo ingegnoso lavoro. I giovani apprendono l'arte lavorando coi padri nelle botteghe o, se preferiscono, nella Scuoia della ceramica, che fa di loro dei tecnici-artisti abilissimi.

Ogni via e ogni piazza, qui, offre il pittoresco spettacolo di cumuli di vasi che aspettano soltanto di... essere acquistati.
Assai interessante, a Grottaglie, è la bella Chiesa Matrice, che risale alla fine del secolo XI, ma con la facciata rifatta nel 1379, e che si adorna di un bel portale romanico-pugliese. Notevole è anche il castello, che risale al secolo XIV, munito di una torre angolare e di un grande mastio quadrato. A circa 6 chilometri a nord-ovest di Grottaglie, sorge il Santuario di Santa Maria Mutata, assai frequentato, costruito nel Seicento sul luogo di una chiesuola in cui, mille anni fa, i monaci basiliani custodivano un'immagine ad affresco della Madonna col Bambino. Successe poi che Grottaglie e Manina Franca cominciarono a litigare per la proprietà della chiesetta.

La contesa andava per le lunghe e minacciava dì non finire più, quando, il lunedi di Pentecoste del 1359 la Madonna venne trovata miracolosamente rivolta in direzione di Grottaglie, indicando così, chiaramente, che la chiesetta doveva appartenere a quella cittadina. Il miracoloso «mutamento» le diede il nome di «Mutata». Un rettilineo, a sud-ovest di Grottaglie fra vigneti e oliveti, porta, ora, a San Giorgio Ionico, grosso borgo ad Oriente di Taranto sulla strada per Lecce. San Giorgio e i paesi circostanti sono di origine albanese, cioè vennero popolati da profughi che lasciarono l'Albania nel secolo XVI dopo la morte del grande patriota albanese Giorgio Scanderbeg, il quale aveva invano tentato di arginare l'avanzata dei Turchi nel suo Paese.
Proseguendo sulla strada per Lecce, fra le ondulazioni delle Murge Tarantine, si lascia sulla sinistra, un po' nell'interno, il più albanese dei borghi di questa zona: San Marzano di San Giuseppe, con un bel palazzo feudale e celebre per il suo rhum dalla misteriosa ricetta.

Si supera, poi, Sava, grosso centro agricolo, con un castello feudale, e si raggiunge Manduria.
MANDURIA  è una leggiadra cittadina agricola con interessanti testimonianze della sua nobile e lunghissima vita, e notevole centro ricco di vigneti, di oliveti e di cereali. Nei pressi della moderna Chiesa dei Cappuccini, a nord-est dell'abitato, sorgono gli avanzi delle ciclopiche Mura Messàpicbe che 2500 anni fa circondavano la città, facendo di essa uno dei più potenti centri della regione. Si tratta di tre cerehie di mura con porte: la prima cerchia, che è la più antica, costruita con grossi blocchi di pietra lunghi due metri; la seconda in parte unita alla prima per rinforzarla e in parte staccata; la terza cerchia, che è la più ampia, larga 5 metri e mezzo e lunga quasi sei chilometri. Fu sotto queste mura che morì Archida-mo, re di Sparta, mentre tentava di espugnare
Manduria con l'aiuto dei Tarantini.

Tutt'intorno alle mura si estendono vaste necròpoli con centinaia di tombe, scavate nella sabbia o nella roccia, da cui sono tornati alla luce suppellettili, bronzi, ed altri preziosi vasi oggi esposti al Museo di Taranto. Procedendo oltre le mura, verso la città, si trova il Fonte Pliniano, cosi chiamato perché ricordato dal celebre scienziato romano Plinio il Vecchio in una sua opera di storia naturale. È una profonda grotta circolare in fondo alla quale, entro una vasca, sgorga una sorgente di acque perenni che nell'antichità erano considerate sacre.

Nella vivace Piazza Garibaldi, al centro della città, domina l'austero ed imponente Palazzo Imperiali, edificio settecentesco con un maestoso portale e una lunga balconata in ferro. Poco lontano si eleva il Duomo, d'origine romanica (sec. XIII), ma con la facciata del 1532 adorna di una grande rosa e di un portale rinascimentale, il cui interno, restaurato di recente, ha una slanciata eleganza rinascimentale. Molto bello è il campanile, ro-manico-gotico, a monofore e a bifore.
Altre belle costruzioni di Manduria sono: il Palazzo Galli e il Palazzo Dragonetti, con belle e grandiose balconate, ed il Palazzo Gigli, pure con una bella balconata in ferro battuto, che prospetta sulla Piazza Vittorio Emanuele assieme ad una graziosa palazzina barocca.

Si passa dai vicoli dell'antico ghetto degli Ebrei con le casette senza finestre, ricche di ornati, ad ariose piazze coi pini marittimi piegati dal libeccio; dai cortiletti spagnoleschi, carichi di trine e d'intagli, a solitarie vie chiuse fra muraglie conventuali da cui traboccano chiome d'aranci o ciuffi di fichi-dindia. Ed ecco una torre leggiadra di bifore, ecco una loggetta sorretta da agili colonnine, ecco un balcone con mènsole dall'aspetto di draghi; ecco un portale estroso affiancato all'alta fronte di un palazzo tutto tufo dorato o a una cupola ricoperta di maioliche verdi. Nei meriggi, le vaste chiese sono piene di un luminoso silenzio in cui sembrano vibrare gli intagli doviziosissimi degli immensi altari barocchi»

Puntando, ora, verso sud e dirigendoci verso il mare, si lascia, sulla sinistra, Avetrana, centro agricolo, con un castello che risale al secolo XIV, e si raggiunge, tra le campagne, fiorenti di vigneti, Maruggio, già feudo dei cavalieri Gerosolimitani dal 1315 al 1819, che conserva resti del Palazzo dei Commendatori (sec. XVII) ed una notevole Collegiata, del sec. XIV.
A circa 3 chilometri, sul mare, è Campomarino, amena stazione balneare, con un bella spiaggia. Si ritorna a Taranto seguendo alcune strade all'interno, o la litoranea disseminata di caratteristiche spiagge e di «torri» sorte in difesa contro i Saraceni. In questa zona ricordiamo, inoltre; Torricella, con un grande castello munito di torri; Monacizzo, pure con un notevole castello del Cinquecento; Lizzano, con un grande torrione che è quanto resta dell'antico castello, anch'esso del Cinquecento; Roccaforzata, ai margini occidentali delle Murge Tarantine, paese d'origine albanese; Faggiano, con la Cripta di San Teodoro, scavata nel tufo, risalente al secolo XI e un tempo decorata di affreschi; Pulsano, popoloso paese con un notevole castello baronale munito di un possente torrione quadrato e di varie torri; Marina di Pulsano, Lido Silvana e Monte d'Arena, ridentissime località balneari; Leporano, con un grandioso castello del secolo XVII; Lido Gàndoli, graziosa località balneare, presso la quale è la Torre Saturo, con resti di una villa romana eretta dove in origine doveva sorgere la città di Satyrion che la tradizione dice più antica della stessa Taranto; e Talsano, grossa frazione di Taranto, con i resti dell'antica Abbazia benedettina di Santa Maria di Talsano, del secolo XIII.