La Valle D'Itria la valle dei Trulli


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Vacanze nella Valle D'Itria tra i borghi di  Locorotondo, Cisternino, Ostuni, Martina Franca in hotel, agriturismo, bed and breakfast case vacanza per un soggiorno indimenticabile



«La Valle d'Itria è uno scenario esotico, indimenticabile. Si immagini un'immensa conca dolcemente ondulata. Tutto intorno, la conca è cinta da catene di bassi dossi. Sui dossi, grandi macchie bianche di calce, coronate dalle moli scure delle chiese e dei palazzi baronali: cosi appaiono da lontano le «città contadine» che guardano la valle e si guardano fra loro : Locorotondo, Cisternino, Ostuni, Mattina Franca; ( qui passa anche la strada statale 172 dei Trulli conosciuta come  la Strada dei Trulli, che collega la città del barese, Casamassima con i centri turistici di Locorotondo, Alberobello e Martina Franca attraversando la Valle d'Itria, per giungere  a Taranto -  vedi la  Mappa della  strada dei Trulli).

Il suolo appare tutto roseo e verde per i colori della terra e dei vigneti: migliaia di vigneti che la fanno somigliare a un tappeto  le cui linee sono costituite dalle «muricce», luccicanti come marmi. Anche questa valle è terra di trulli e masserie: raggruppati a tre o a cinque, danno l'idea di una fungaia di pigne a cono, coi muri imbiancati di fresco che splendono al sole. Non si può immaginare scenario più sbalorditivo. È la sorpresa che la Puglia riserva a quanti si sono fatti, di essa, l'immagine di una regione improduttiva: tutte le casette, le stradine che s'impennano, i vigneti folleggiami, i fiori radunati li, per mostrare che cosa possa fare l'uomo pugliese sulle strane, aride, càrsiche Murge arse dal sole, cosparse di pietre. Ed è da queste pietre affioranti dal suolo e raccolte una per una, che è nato il miracolo dei trulli: di queste «casedde», dal tetto conico, abbaglianti di calce fresca,  fornite di alticamini, allineati lungo straducce scoscese e tortuose. Le piccole porte sono sempre aperte sulla strada, e chi passa ode il bisbigliare delle donne raccolte a lavorare nel luogo abituale di soggiorno. Verso sera tutte le donne sono fuori, presso la soglia di casa, intente a cucire».

In mezzo alla valle, alta sopra un colle, sorge la cittadina di MARTINA FRANCA, gioiello barocco e florido centro di produzione del tipico «vino bianco di Martina». La città venne fondata, nei primi anni del '300 da Filippo I d'Angiò, principe di Taranto, il quale concesse diritti e franchigie a tutti coloro che fossero venuti ad abitarla; da ciò il nome di «Franca» aggiunto al nome del villaggio primitivo sorto, mille anni or sono sul Monte San Martino, per opera di profughi tarantini sfuggiti alle stragi dei Saraceni. In seguito la città venne cinta da possenti mura munite di ben 24 torri e di un castello. Nella storia della città è rimasta memorabile la ribellione del 1626 contro i duchi Caracciolo che furono i feudatari di Martina Franca per parecchi secoli. I Martinesi erano guidati da un fabbro chiamato «Capo di ferro».
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Il barocco di Martina è solido e ricco; le case sono costruite con un bel tufo color biondo pallido; le chiese si levano sulle piazzette infiorate come fondali fastosi di scenografie settecentesche. La piazza, in fondo alla quale s'innalza un'alta porta del Settecento, è il centro della cittadina, animatissima sempre, specie nei giorni di mercato. Il primo saggio del barocco martinese Io dà il grandioso edificio ove ora risiede il Comune, detto Palazzo Ducale, costruito nel 1668 dai Caracciolo (che furono i feudatari della città fino al 1827), sulle rovine dell'antico castello degli Orsini.
Conta più di trecento stanze e l'imponente facciata con tredici grandi finestre, è ornata da una bella e lunga balconata in ferro battuto opera dell'artigianato martinese. Le sale sono grandiose ed alcune decorate da fantasiosi affreschi (scene bibliche e mi-tologiche) del pittore Domenico Carella, di Martina Franca (1771-76).

Risalendo per la strada che si addentra nella parte più vecchia della città, si incontrano case settecentesche, portali ben composti sui quali pencolano balconi rigonfi, pieni di fiori.
Il barocco prorompe, poi, sulla fronte della Collegiata di San Martino (protettore della città), grandiosa costruzione del 1747-75; sul Palazzo della Corte, affiancato dalla Torre dell'Orologio (1762); sulle facciate delle Chiese di San Domenico (1760) e del Carmine (1739); sulle facciate dei palazzi Motolese, Blasi, Fanelli e di altri serrati nelle vie tortuose.
E si ripercuote, il barocco, anche nei portali, nelle finestre fronzute, nei floridi balconcini, nei cornicioni delle case calcinate, cubiche, di povera gente, aperte da finestre gentili, con fiori e tendine.

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